Il film è idealmente il seguito del famoso «Revolution OS», realizzato negli Stati Uniti.
Questo nuova edizione invece è stata girata in Italia sotto la direzione di Arturo Di Corinto.
Vi si possono vedere i protagonisti del mondo del software libero e dell'open source ripercorrere le tappe della "rivoluzione" di quest'ultimi anni, raccontare le esperienze internazionali, in Sudamerica e in Europa, le pressioni del mercato e le iniziative di valore sociale, il ruolo del software libero nella pubblica amministrazione e nell'istruzione.
Il filmato contiene interviste a R. M. Stallman, Sergio Amadeu (Presidente dell´Instituto Nacional de Tecnologia da Informacao del Governo Brasiliano), Diego Saravia (argentino, Università di Salta), Benjiamin "Mako" Hill (programmatore, rappresentante del Debian Project international) e altri...
Durata del filmato: 00:55:28 (689.38 Mb).
A cura di Arturo di Corinto.
Download: Qui.
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HTML5 senza Flash: Da qualche tempo c'è aria di cambiamento. Il web 3.0 utilizza altri protocolli che sono stati introdotti,anche se sono ancora in fase di sperimentazione. Google è un sostenitore di HTML5,e ha recentemente lanciato una versione Beta di YouTube in HTML5 che però funziona solo con Safari e Chrome (o Chromium). Il vantaggio principale è la leggerezza di questo nuovo protocollo,la totale assenza del pre-caricamento del contenuto, come avviene con filmati in Flash. La ragione di ciò non è dovuto al codice effettivo,ma il codec video prescelto. YouTube sta utilizzando H.264,il codec usato per i filmati HD. Questo funziona con Safari poiché usa QuickTime per renderizzare filmati mentre Google Chrome utilizza il codec h.264 con licenza. Firefox però non include il codec proprietario per motivi della stessa licenza restrittiva;non è una questione di costi o di tecnologia,ma di principio. Firefox è stato il primo browser a supportare questa nuova tecnologia ma utilizza solo codecs liberi: I tags contenuti nell'HTML5 permettono al browser di attivare i codecs OGG,Vorbis,e Theora per la riproduzione di filmati. Google utilizza questa strategia per convincere la gente ad abbandonare Flash e IE in favore di Chrome,in un modo o nell'altro riuscirà comunque a conquistare fette di mercato.
La visualizzazione di filmati HTML5 con Chromium per utenti ubuntu è possibile se si installa il plugin:
chromium-codecs-ffmpeg-extra
Bisogna poi recarsi a questo indirizzo e attivare la riproduzione in HTML5. La qualità lascia a desiderare,lo dico subito;ma l'HTML5 sostituirà comunque il protocollo attuale e possiamo solo auspicare che vengano utilizzati i codecs OGG,Vorbis,Theora e derivati sia per la produzione che per la riproduzione di dati multimediali da parte dei portali di Video-Sharing (come Youtube e Vimeo). Questi codecs hanno la qualità,sono open-source,non costano nulla,e possono funzionare con qualsiasi browser. Google si è mostrata possibilista per l'adozione di questi formati liberi che sono una conquista per noi utenti Linux. Questo significa poter rinunciare a Flash,che solitamente non piace a utenti Linux,e visualizzare comunque sempre i filmati con Firefox che è ancora il Browser preferito. Se questo non dovesse accadere avremo grazie a Google un browser che non visualizza filmati!
Revolution OS: Rivelazioni di Hackers. Revolution OS è un documentario che racconta la nascita del sistema GNU Linux. Vengono trattati argomenti come: Free software (software libero),software Open Source (Linux) e software Proprietario. Da illustri personaggi,tra cui Richard Stallman,Linus Torvalds ed altri.
Il filmato è molto informativo è dura ca. 85 minuti;in italiano il primo ed in Inglese il secondo. Revolution OS è disponibile su Google-Video in tantissime lingue... è un must per chi non conosce la vera storia. Altro film molto interessante,istruttivo,consigliabile e più cinematografico è: "I pirati di Silicon valley" disponibile sui torrent e forse anche sul mulo. Buon Divertimento.
J love Radio: La Radio simbolo di libertà;in passato faceva parte del quotidiano,tutti ascoltavano la radio,sul posto di lavoro,a casa e in auto ecc.
La radio rappresentava un collegamento al mondo esterno che univa persone diverse che ci si identificavano e forse faceva sentire tutti un pò meno soli;le ultime canzoni,i balli,le ultime tendenze e le ultime mode passavano per la radio,e tutto sommato oggi è ancora così. Fino agl'anni '90,non ci sono stati grandi cambiamenti,ma con il tempo la radio ha subito un declino. La radio non era più così fondamentale e il business ad esso legato è andato in crisi. Molti davano questo metodo di comunicazione e divulgazione per spacciato,nessuno voleva più investire in questo settore,la modernità voleva sostituire il mito che la radio ha rappresentato senza però mai offrire una vera alternativa. Ma la radio ha resistito,con l'avvento di internet e software dedicati si sono adeguati tutti i grandi Networks,si sono aggiunti anche molti streams amatoriali e si è diversificata e specializzata anche la qualità. Le persone raggiunte da internet aumentano di pari passo come le persone che ascoltano Radio. La radio è in forte crescita;sta tornato allo splendore d'una volta e tutto è passato in sordina fino a quando le Major, propietari dei diritti di copyright, hanno avvertito una sorta di concorrenza; che in realtà c'è sempre stata ma che non è mai stata nociva anzi questa incrementa le vendite. Oggigiorno si può realizzare una web-radio con poche centinaia di euro e così si sono multiplicate le stazioni radio che trasmettono 24 ore su 24 della buona musica. Alcune Stazioni in Rete non hanno proventi pubblicitari e sopravvivono grazie alla qualità e ai bassissimi costi di mantenimento,e le major non vedono di buon occhio questo genere di libertà incontrollata:Vorrebbero tassare gl'utenti che ascoltano Radio e far pagare le canzoni registrate come se fossero originali,e vorebbero tassare ulteriormente le stazioni Radio per poter controllare le loro attività. In sostanza vogliono mettere le mani su eventuali profitti derivati dalla vasta platea che la radio raccoglie;creare e controllare un mercato che non esiste,quello della libera espressione! La storia si ripete,una volta erano le cassette "piratate" o quelle registrate "fai da te" mentre oggi sono i file ".mp3 rippati" dalla radio,per citare un esempio,alla base delle rivendicazioni. Internet e web-radio quindi sono sotto attacco,fino al punto che ci sono stati Scioperi con il "Silenzio" da parte delle stazioni radio-online in diversi giorni dell'anno,questo per informare l'utenza ignara di questo retro-scena. Infatti non c'è una reale arma di difesa,come si può offrire internet se tutto diventa "gestito","controllato" e "a pagamento"? In italia e nel mondo ci sono sempre stati coloro che volevano condizionare l'andamento e monopolizzare anche le parole scritte,i siti o blogs che avevano un player audio incorporato sono stati oscurati da google nei giorni scorsi;chi si prende la responsabilità di eventuali dispute in tribunale? Le nuove leggi impediscono la pubblicazione di articoli scottanti,di informazioni o pensieri:basta catalogarli come sovversivi per liberarsi di un concorrente scomodo. Sappiamo bene,invece,noi popolo della rete,che coloro che esagerano comunque non hanno una platea,e poi ovunque c'è un pò di sporco. Dopo l'attacco Media$et a Youtube,uscita sconfitta dal confronto:i proventi pubblicitari sono da considerarsi mancate entrate per Media$et! Ogni video registrato e proveniente dal palinsesto Media$et e postato sul tubo diventa un'arma di ricatto,quindi non postate più questo materiale,alla fine così scadente. La nuova legge prevede anche,che se volete postare un proprio video bisogna essere autorizzati,e ogni scusa sarà buona per multare o per oscurare un blog! Tutto questo perchè ciò che si chiama "Multimedia" deve essere gestito e controllato dal "Buon Gustaio". La Cina non è poi così lontana. Per qualcuno noi non abbiamo il metro di misura giusto per giudicare e non dobbiamo esprimere liberamente la nostra personalità,è meglio che qualcuno si "OFFRA" e ci "CONDUCA" nella giusta direzione,nella mia famiglia come nella vostra evidentemente non c'è stato nè tempo nè spazio per questi insegnamenti e per queste osservazioni. La mancanza di libertà è un insulto all'umanità! La verità deve emergere:Noi siamo il popolo della rete,parliamo diverse lingue,siamo di diverse religioni,ci "capiamo" con le mani e con i piedi,noi siamo la vita con qualche "neo" come ogni uomo;e non facciamo le guerre degl'altri. Una cosa è censurare un video violento,altro invece mandare fallito un piccolo imprenditore o sostiture le informazioni con manipolazioni! Per questo vogliono dare il prossimo premio Nobel per la pace ad internet,altro che controllare emozioni....
Il Trusted Computing, o più brevemente TC, (informatica fidata) è un insieme di componenti hardware-software e di specifiche che dovrebbero rendere i computer di prossima generazione più 'sicuri'. Il TC è promosso dal consorzio TCG (Trusted Computing Group), composto dalle principali compagnie informatiche internazionali. In sostanza, grazie a questo sistema, i computer potrebbero consentire soltanto l'accesso o l'esecuzione di software specificamente autorizzato.
Tecnicamente, con il TC è possibile controllare il comportamento dei sistemi anche da remoto. Da quanto risulta dall'analisi effettuata da esperti nel settore informatico i produttori hardware o software, che implementano la tecnologia TC, potrebbero utilizzare questo sistema di controllo per realizzare le seguenti operazioni:
violazione della privacy: ogni sistema è identificato univocamente da un'apposita chiave e quindi è riconoscibile in rete;
censura dei contenuti digitali: siti web con contenuti "non graditi" ai produttori, potrebbero non essere più visibili dai browser degli utenti; addirittura, documenti "scomodi" potrebbero essere non più accessibili neanche da parte dello stesso autore;
comportamento anti-competitivo dei produttori: il funzionamento di alcuni software potrebbe essere privilegiato rispetto ad altri (concorrenti);
fidelizzazione forzata dell'utente: il software potrebbe continuare a funzionare correttamente soltanto se si scaricano costantemente (magari a pagamento) aggiornamenti da Internet;
attuazione dei meccanismi di DRM: l'utente potrebbe non essere più in grado di fruire di contenuti digitali legittimi come fa adesso; i contenuti digitali potrebbero non essere, ad esempio, visualizzabili o copiabili più di un determinato numero di volte.
Articolo di Richard Stallmann
Cosa possiamo fare:
Come consumatori possiamo evitare di acquistare prodotti hardware o software che presentano la tecnologia trusted computing; possiamo evitare di acquistare prodotti soggetti a DRM; soprattutto possiamo far valere i nostri diritti: ad esempio, i titolari di diritti d'autore e di diritti connessi sono tenuti a consentire che, nonostante l'applicazione delle misure tecnologiche di protezione, la persona fisica che abbia acquisito il possesso legittimo di esemplari dell'opera o del materiale protetto, ovvero vi abbia avuto accesso legittimo, possa effettuare una copia privata, per uso personale, a condizione che tale possibilità non sia in contrasto con lo sfruttamento normale dell'opera o degli altri materiali e non arrechi ingiustificato pregiudizio ai titolari dei diritti.
Come autori possiamo evitare di ricorrere al DRM o, ancora meglio, utilizzare licenze libere , che per loro natura sono incompatibili con restrizioni tecnologiche atte a non consentire l'esercizio dei diritti oggetto della licenza.
Come attivisti possiamo organizzare campagne di informazione.
Come cittadini possiamo chiedere al legislatore (europeo e nazionale) normative meno inclini ad asservire gli interessi economici delle multinazionali del settore hardware/software/media; dalla commissione europea antitrust e possiamo invece pretendere la garanzia di un mercato realmente concorrenziale.
Per impare gioiosamente a costruire una rete libera. Scarichi da internet? Usi eMule o BitTorrent?
Lo sai che il governo te lo vuole impedire? Diversi progetti di legge sono oggi allo studio in Italia per bloccare il peer-2-peer, oscurare i siti scomodi, distruggere la privacy di chi naviga in rete. Eppure la realtà ci dice che 2/3 di tutto il traffico internet sono generati da protocolli p2p. Ogni giorno milioni di onesti cittadini condividono in rete, in privato, senza fini di lucro, ogni tipo di file (musica, film, videogame, software, ebook).Un'intera generazione di giovani ci stà mostrando che cultura e spettacolo sono qualcosa di più di una merce, che la libera circolazione del sapere ha un valore universale. E tu? Ti vuoi forse svegliare domani e scoprire che non puoi più usare i software che ami? Visitare i siti che desideri? Scrivere su un blog senza il permesso delle autorità? È ora di far sentire la tua voce. Rispondere a chi vuole imbavagliare la rete. È ora di dire che siamo nel giusto, che siamo il futuro, che siamo tutti pirati!
Perche’ gli uffici pubblici non usano software libero? "Perche’ la Pubblica Amministrazione continua a spendere centinaia di migliaia di euro in licenze per i software e i sistemi operativi dei propri pc, quando sarebbe possibile utilizzare programmi gratuiti e dal software libero?”. La scelta di dotare i personal computer della P. A. di licenze software comporta una notevole spesa per la pubblica amministrazione, stimabile tra i 50/70 euro a computer per il software di base (sistema operativo) e tra i 70/150 euro per i pacchetti applicativi (suite da ufficio, antivirus). In questa maniera non soltanto si utilizzano fondi che potrebbero essere impiegati in modo piu’ utile, ma si inducono i giovani ad utilizzare software pirata: infatti, se in scuole ed universita’ vengono utilizzati software proprietari i ragazzi imparano ad utilizzare esclusivamente quella tipologia di programmi, rendendoli una scelta quasi obbligata anche per un uso domestico”. “La suite “Open Office”, per citare la piu’ nota, e’, al contrario, liberamente e gratuitamente scaricabile da internet ed utilizzabile da chiunque (anche con sistemi operativi Windows); allo stesso modo moltissimi sistemi operativi basati su Linux possono essere usati da chiunque senza la necessita’ di sostenere alcun costo di licenza”. “La diffusione del software libero favorisce il pluralismo informatico e contribuisce a ridurre notevolmente i costi delle licenze; malgrado cio’la P.A. continua ad utilizzare software proprietario e, cosa ben peggiore, detto software viene utilizzato nella didattica in scuole ed università”. .Sicuramente, si andrà ad installare un software di qualità, migliore dell’attuale Windows, e non va dimenticato l’evidente risparmio per l’intera nazione. Ogni anno la Pubblica Amministrazione spende ingenti somme (36 MILIONI DI EURO solo nel 2006) per l’acquisto delle LICENZE MICROSOFT da installare nei pc degli uffici, delle scuole e delle università. Soldi provenienti DALLE NOSTRE TASSE e che potrebbero essere risparmiati senza problemi, utilizzando programmi “Open Source”, analoghi a quelli già in uso ma COMPLETAMENTE FREE, come Linux.
Non vi arrabbiate anche voi quando ricevete per posta elettronica un documento Word? Gli allegati Word sono fastidiosi, ma soprattutto impediscono alle persone di passare al software libero. Forse possiamo mettere fine a questa pratica, con un semplice sforzo collettivo. Tutto quello che dobbiamo fare è chiedere a chiunque ci mandi un file Word di riconsiderare il suo modo di fare.
La maggior parte degli utilizzatori di computer usa Microsoft Word. Questo è un problema per loro, perché Word è un software proprietario, che nega ai suoi utenti la libertà di studiarlo, modificarlo, copiarlo e ridistribuirlo. Inoltre, visto che Microsoft cambia il formato dei file di Word ad ogni versione, i suoi utenti sono intrappolati in un meccanismo che li obbliga ad acquistare ogni aggiornamento, che desiderino cambiare o meno. Potrebbero anche scoprire, tra qualche anno, che i documenti Word che scrivono oggi non sono più leggibili con la versione di Word che staranno usando allora.
Ma questo è anche un comportamento dannoso per noi nel momento in cui, presumendo che anche noi usiamo Word, ci mandano documenti in Word (o chiedono a noi di mandarne a loro). Alcune persone pubblicano o spediscono documenti in formato Word. Alcune organizzazioni accettano file solo se in formato Word: una persona che conosco non ha potuto proporsi per un lavoro, perché i curricula dovevano essere presentati come file di Word. Addirittura, talvolta i governi impongono il formato Word al pubblico, il che è veramente oltraggioso.
Per noi, utilizzatori di sistemi operativi liberi, ricevere documenti Word è un fastidio. Ma l'impatto peggiore dello spedire documenti Word è sulle persone che potrebbero passare a sistemi liberi: queste persone esitano, perché sembra loro di aver bisogno di Word per poter leggere i file che ricevono. La pratica di usare il formato segreto di Word per lo scambio di documenti impedisce la crescita della nostra comunità e la diffusione della libertà. Mentre noi percepiamo un fastidio occasionale per aver ricevuto un documento Word, raramente ci rendiamo conto di questo danno continuo e persistente per la nostra comunità. Eppure questo avviene continuamente.
Molti utilizzatori di sistemi GNU che ricevono documenti Word cercano di trovare modi di gestirli. È possibile trovare del testo ASCII alquanto offuscato scrutando nel file. Oggi esiste del software libero in grado di leggere un sottoinsieme dei documenti Word. Eppure il formato è segreto, e non è stato completamente decodificato; fino a quando Microsoft continuerà a cambiare il formato, non ci possiamo aspettare che questi programmi raggiungano la perfezione.
Se pensate al documento che avete ricevuto come ad un evento isolato, è naturale tentare di affrontare il problema per conto proprio. Ma quando lo si riconosce come un esempio di una pratica dannosa e sistematica, si impone un altro approccio. Trovare un modo per leggere il file è come alleviare un sintomo di una malattia cronica. Per curare la malattia, dobbiamo convincere le persone a non inviare o pubblicare documenti Word.
Per circa un anno, ho preso l'abitudine di rispondere agli allegati Word con un messaggio educato, che spiega perché la pratica di spedire file di Word è male, e chiede al mittente di rispedire lo stesso materiale in un formato non segreto. Questo è molto meno faticoso che cercare di leggere il testo ASCII semioffuscato in un file Word. Trovo che le persone normalmente capiscono il problema e molti mi dicono che non manderanno più file di Word ad altri.
Se tutti lo facciamo, avremo un effetto molto più ampio. Chi non dà peso ad una richiesta educata, potrebbe cambiare opinione quando riceve molte richieste educate da diverse persone. Potremmo riuscire a dare a "non mandare file Word" lo status di netiquette, se iniziamo a sollevare sistematicamente il problema con chiunque ci mandi un file di Word.
Per rendere questo sforzo efficiente, probabilmente vorrete preparare una risposta preconfezionata, che potrete mandare rapidamente ogni volta che sia necessario. Allego due esempi: la versione che ho usato di recente, e una nuova versione che spiega ad un utilizzatore di Word come convertire il file in altri formati utilizzabili.
Se volete, potete usare queste risposte così come sono, oppure personalizzarle, o scrivere le vostre. L'importante è che costruiate una risposta che si adatti alle vostre idee ed alla vostra personalità - se le risposte sono personali e non tutte uguali, la campagna sarà più efficace.
Queste risposte sono pensate per individui che inviano file di Word. Quando incontrate un'organizzazione che impone l'uso del formato Word, si impone un altro tipo di risposta; allora potete sollevare questioni di equità che non si applicano alle azioni di un individuo.
Con i nostri numeri, semplicemente chiedendo, possiamo fare la differenza.
Hai mandato un allegato nel formato Microsoft Word, un formato segreto e proprietario, e per questa ragione non posso leggerlo. Se mi mandi puro testo, HTML, o PDF, allora potrei leggerlo.
Mandare alle persone documenti in formato Word ha effetti negativi, perché questa pratica le spinge ad usare software Microsoft. Di fatto, diventi un puntello del monopolio di Microsoft. Questo specifico problema è un notevole ostacolo ad una più ampia adozione del sistema operativo GNU/Linux. Vorresti per favore riconsiderare l'uso del formato Word per comunicare con altre persone?
Hai mandato un allegato nel formato Microsoft Word, un formato segreto e proprietario, e per questa ragione non mi è facile leggerlo. Se mi mandi puro testo, HTML, o PDF, allora sarò in grado di leggerlo.
Distribuire documenti in formato Word è male per te e per gli altri. Non puoi essere sicuro di quale aspetto avrà il documento se qualcuno lo guarda con una diversa versione di Word, e potrebbe addirittura non essere leggibile del tutto.
Ricevere allegati Word è male per te perché possono trasportare dei virus (vedi http://www.symantec.com/avcenter/venc/data/acro.html). Spedire allegati Word è male per te, perché un documento Word include normalmente informazioni nascoste sull'autore, che mettono chi lo sa in condizione di curiosare nelle attività dell'autore (magari nelle tue). È possibile che del testo che pensi di aver cancellato sia ancora presente, mettendoti in imbarazzo. Vedi http://news.bbc.co.uk/2/hi/technology/3154479.stm per maggiori informazioni.
Ma soprattutto, mandare alle persone documenti Word li spinge ad usare software Microsoft, e aiuta a negare loro la possibilità di scegliere. Di fatto, diventi un puntello del monopolio di Microsoft. Questo specifico problema è un ostacolo ad una più ampia adozione del sistema operativo GNU/Linux. Vorresti per favore riconsiderare l'uso del formato Word per la comunicazione con altre persone?
Convertire un file in HTML è semplice. Apri il documento, clicca su File, e poi Salva con Nome (Save As), e nel menù a tendina Tipo di File (Save As Type) in fondo alla finestra di dialogo scegli documento HTML, o pagina Web. Poi clicca su Salva (Save). Poi puoi allegare il tuo nuovo documento HTML invece di un documento Word. Tieni conto che le versioni di Word cambiano in modi inconsistenti - se noti lievi differenze nei nomi delle voci di menù, provale.
Convertire in puro testo è quasi la stessa cosa - invece di documento HTML, scegli Solo Testo (Text Only) o Documento di Testo (Text Document) come Tipo di File (Save As Type).
Ecco un altro approccio, suggerito da Bob Chassell. Deve essere modificato per adattarlo al caso specifico, e richiede che si abbia un modo per estrarre i contenuti e vedere quanto sono lunghi.
Sono perplesso. Perché hai scelto di mandarmi 876,377 byte nel tuo recente messaggio, quando il contenuto è solo 27,133 byte?
Mi hai mandato cinque file nel formato non standard e gonfiato .doc, che è un segreto di Microsoft, invece che in puro testo, il formato internazionale, pubblico e più efficiente.
Microsoft può fare in modo (e lo ha fatto recentemente, in Kenya e Brasile) che la polizia locale faccia rispettare leggi che proibiscono agli studenti di studiare il codice, proibiscono agli imprenditori di avviare nuove società, e proibiscono ai professionisti di offrire i loro servizi. Per favore, non dargli il tuo supporto.
John D. Ramsdell suggerisce di scoraggiare l'uso di allegati in formato Microsoft Word e PowerPoint con una breve nota nel proprio file .signature:
Per favore non mandatemi allegati in Word o PowerPoint. Si veda http://www.gnu.org/philosophy/no-word-attachments.html
Kevin Cole della Gallaudet University di Washington invia questa risposta automatica (in inglese) ogni volta che riceve un allegato Word.
Padre Martin Sylvester offre una risposta più lunga (in inglese) che aggiunge il concetto che è scortese inviare allegati Word a qualcuno senza avere la certezza che il destinatario possa leggerli.
Marc Shuttleworth: È possibile,che non avete sentito parlare di una distribuzione denominata "Ubuntu"?Ubuntu è un popolare emanazione di Debian, e l'uomo dietro di essa,MarkShuttleworth, è considerato un vero Titano di Linux.Marc è il fondatore della dotcom milionaria "Canonical", primo padrone di KDE e auto-nominato dittatore benevolo per la vita di Ubuntu.
Perché Ubuntu è diventata la porta-bandiera di Linux? La distro facile da installare e da utilizzare e ben commercializzata con personale Tecnico qualificato.Abbiamo percorso una lunga strada dal 2004 con "Warty Warthog" ad oggi! E' facile affermare che il successo di Ubuntu è dovuto ad un numero illimitato di investimenti dei suoi partner super-ricchi alla società madre,"Canonical". Ma Linux non è come un qualsiasi altro software di ordinaria pila. Le persone non sono costrette ad usarlo,e tutti noi possiamo scegliere qualcosa di diverso, senza alcun costo aggiuntivo. Ubuntu sta facendo la cosa giusta. Il successo di Ubuntu è stato nella commercializzazione stessa. E 'diventato un marchio riconoscibile, non solo nella comunità Linux, ma nel più ampio mondo non tecnico. Per alcuni, la parola "Ubuntu" è diventato sinonimo di Linux. E questo è di vitale importanza. Queste sono persone che non avrebbero mai considerato Linux come una valida alternativa ai loro sistemi operativi proprietari prima dell'avvento di Ubuntu. Fin dall'inizio, Ubuntu è stato immesso sul mercato come "Linux per esseri umani", piuttosto che con lo stereotipo anti-sociale,di un geek barbuto uscito da un film. E che inoltre si possono permettere di mandare i CD gratuitamente! In passato con Linux sembrava un Arcano difronte al terminale,ora l'esperienza di Linux è molto di piu´che solo sicurezza e prestazioni. Il marchio Ubuntu vive del suo Marketing. In primo luogo,e nonostante le nostre critiche occasionali, non c'è dubbio che il marrone/arancione/rosso: schema adottato da entrambi i desktop Gnome e il logo di distribuzione,hanno contribuito a rendere Ubuntu uno marchio riconoscibile. Esso getta un alone di cura nel desktop, e aiuta i nuovi utenti ad identificarsi con le persone che hanno creato la distribuzione. In secondo luogo,Ubuntu è venuto al momento giusto. L'immissione di "Warty Warthog" nel 2004 è avvenuto dopo anni di suddivisioni nel mondo Linux,un periodo in cui molti PC e notebook hanno sofferto un supporto povero di hardware nel kernel. Da un punto di vista dell'utente, tutto era stato quasi sempre sperimentale,dal modem USB al chipset grafico alle stampanti. Ma dal 2004 con un´installazione perfezionata si ha una nuova ritrovata stabilità di cui si avvalgono anche altre distribuzioni. Dal primo rilascio, gli sviluppatori di Ubuntu hanno lavorato solo su ciò che è importante dal punto di vista di un utente ordinario che significa compatibilità e facilità di installazione. Ubuntu la prima ad utilizzare il metodo live CD di installazione della distribuzione, lasciando agli utenti la prova prima di ovviare per l'installazione completa, e le distribuzioni al passo con i tempi offrono oggi questa funzione. E 'stata una delle prime distribuzioni a riconoscere l'importanza di un gestore di rete,per esempio,e il nuovo sistema d´arresto,come pure il sistema di notifica per Gnome,tutto è la continuazione di piccoli aggiustamenti di usabilità che fanno la grande differenza. Invece di buttare tutto nella pentola di cottura, gli sviluppatori di Ubuntu si sono assicurarti che le modifiche funzionino prima,anche se questo significa essere in ritardo. Negli ultimi cinque anni ci sono stati altri fattori importanti per il nostro successo: In primo luogo,l'aumento di Mozilla Firefox ha portato il software open source sulla bocca di tutti o almeno una presa di coscienza collettiva della sua esistenza per ogni computer. Le persone ora hanno meno sospetti sul sviluppo del software libero e comprendono il ruolo di Linux come un sistema operativo libero, aperto e sicuro.
Da una intervista del 12 luglio 2009: Al momento, C'è un lavoro straordinario che è stato fatto su "Koala", per la maggior parte sperimentato da Intel,la squadra di Moblin,il team di X,il team del kernel,e dai grafici:quindi credo che ci sarà un passaggio definitivo. Abbiamo parlato di recente a Steve McIntyre (Debian Project Leader),e dice che ha un grande rapporto con i ragazzi di Canonical. Debian è un'organizzazione unica nel suo genere,Steve ha vedute costruttive di come possiamo lavorare insieme,e non solo abbiamo un buon rapporto con Debian. Debian è lo Status Simbol del software libero e con la collaborazione delle comunità,il rapporto continua a migliorare sempre di più, perché le persone che partecipano in Debian sono persone confortevoli e compiaciute dell'esistenza di Ubuntu. Greg Kroah-Hartman ha dato un interessante discorso al Vertice del Kernel 2008. Egli ha detto che ci sono stati 100 patch al kernel nel corso degli ultimi tre anni da Canonical,che le ha messe a disposizione,abbiamo più patch e modifiche di Microsoft. Andrew Tridgell,da Samba,ha detto:Io non ho mai contribuito ad una patch per Ubuntu ma ho 10 ore alla settimana di lavoro extra perché esiste Ubuntu. Questo è un enorme contributo a me e, di conseguenza,un enorme contributo per Samba!
Linuxlandia: Il successo del software libero viene decretato ogni anno che passa e la sua più famosa interpretazione è GNU/Linux, un sistema operativo molto performante, scalabile e sicuro, diffuso in tutto il mondo grazie alle proprie caratteristiche di qualità. Software vivo, liberamente usufruibile e distriuibile senza nessuna limitazione, un movimento che cresce e si diffonde tra le persone e il mondo professionale con una grande rapidità grazie alla rete Internet, la quale è stata ambiente incubatorio per lo stesso.
Convenzioni:
Esistono numerose distribuzioni GNU/Linux e in un panorama così ampio era necessario compiere delle scelte. Nel mio quotidiano operare utilizzo con gioia "Ubuntu" e "Debian" GNU/Linux e derivate, ma sono conscio del fatto che a livello commerciale sono maggiormente diffuse distribuzioni come SuSE, Red Hat o Mandriva.
Il prompt dei comandi:
Per la rappresentazione del prompt dei comandi si è genericamente scelto di utilizzare il simbolo: # (cancelletto) per comandi da digitare come utente “root”, mentre il semplice $ (dollaro) per i comandi utilizzabili come utenti di sistema.
Storia:
L’esponenziale crescita della rete ha cambiato l’identità della società evoluta o per lo meno quella “informatizzata”. Un incredibile mole di dati circola sulle autostrade dell’informazione, dati privati, transazioni economiche e altro ancora. La vita delle persone si impossessa del mezzo e porta con sé ogni umana caratteristica e fobia, reale e non. Se nel mito popolare esisteva l’uomo nero oggi esiste un nuovo termine per descrivere qualcuno che attenta ai diritti altrui: hacker.
Jargon,la nascita di un gergo:
L’inizio della cultura hacker si può datare all’anno 1961,con lo sviluppo della rete di comunicazione ARPAnet, il gergo hacker (jargon) si diffuse nelle principali Università collegate. La terminologia utilizzata fu raccolta in un file da Raphael Finkel presso l’università di Stanford nel 1975. Un nuovo polo di sviluppo della cultura hacker fu il centro di ricerca di Palo Alto dove dalla fine degli anni ’70 alla metà degli anni ’80 vennero sviluppate un numero altissimo di nuove tecnologie come le interfacce visuali ad icone e finestre, le stampanti laser e tecnologie per le reti locali di computer. Il legame tra hacker e nuove scoperte tecnologiche è quindi strettissimo. Caratteristica comune per quelle persone che definiamo hacker è il raggiungimento di un obiettivo nel minor tempo possibile, una rivisitazione in chiave moderna di "il principio giustifica il mezzo" di Machiavelli. Come viene riportato nel Jargon File: ":hacker:" [originally, someone who makes furniture with an axe].
Hackers:
A person who enjoys exploring the details of programmable systems and how to stretch their capabilities, as opposed to most users, who prefer to learn only the minimum necessary.
One who programs enthusiastically (even obsessively) or who enjoys programming rather than just theorizing about programming.
A person capable of appreciating {hack value}.
A person who is good at programming quickly.
An expert at a particular program, or one who frequently does work using it or on it; as in "a Unix hacker". (Definitions 1 through 5 are correlated, and people who fit them congregate.)
An expert or enthusiast of any kind. One might be an astronomy hacker, for example.
One who enjoys the intellectual challenge of creatively overcoming or circumventing limitations.
[deprecated] A malicious meddler who tries to discover sensitive information by poking around. Hence "password hacker", "network hacker". The correct term for this sense is "{cracker}".
Una persona che si diverte esplorando i dettagli nella programmazione di sistemi e cerca la modalità per ottenere il massimo delle prestazioni.
Qualcuno che programma con entusiasmo (spesso ossessivamente) o si diverte programmando ancor prima che teorizzare sulla programmazione.
Una persona capace di apprezzare.
Una persona capace di programmare rapidamente.
Una persona esperta nell’utilizzo di un dato programma.
Una persona esperta o entusiasta per ogni ambito,anche l’astronomia.
Una persona che si diletta nella sfida intellettuale di superare o aggirare creativamente dei limiti.
Esiste anche una connotazione negativa del termine legata a fattori di criminalità informatica e viene espressamente indicata con il termine cracker.
I media spesso confondono le due definizioni e utilizzano hacker con carattere negativo. Anche la "new economy" gioca con il fattore terrore e non è un caso che siano proprio i produttori di soluzioni di sicurezza a migliorare le proprie quotazioni in borsa durante attacchi informatici, un effetto che spesso autoalimenta la propria causa scaturante.
Cracker e Phreaker:
I termine è stato coniato all’incirca nel 1985 da hackers che cercavano di difendere e distaccarsi dalle connotazioni negative che i media usavano a dismisura. Fondamentalmente entrambi i termini delineano persone che hanno compiuto attività di cracking e le tecniche spesso sono le medesime ma spesso la differenza è nel fine. Mentre un hacker scardina delle misure di sicurezza per ottenere uno scopo benefico e raggirare dei limiti tecnici, un cracker si appropria della conoscenza per proprio esclusivo interesse. Ulteriore neologismo che si integra con i termini citati è phreaker, colui che compie cracking sulla rete telefonica per effettuare ad esempio chiamate a lunga distanza senza spendere nulla. Fino alla prima metà degli anni ’80 la tecnologia che controllava le reti telefoniche era piuttosto antiquata e facilmente scardinabile per propri scopi. Il cambiamento avvenne con l’aggiornamento tecnologico successivo che tagliò radicalmente molte delle vecchie tecniche di phreaking. Anche l’arresto di gruppi di persone che compievano questa tipologia di azioni divenne un freno ed è diventato difficile sentir parlare di "blue box 1" al giorno d’oggi.
Linux e l’arte di fare "hacking":
Linus Torvalds, il creatore di Linux, ha sempre definito il proprio sistema come: "un sistema operativo per hackers scritto da un hacker". La chiave di lettura è piuttosto semplice da decifrare: lo sviluppo di soluzioni software prevede la necessità di automatizzare procedure umane rendendole più semplici, utili e usabili. Il networking ha trovato una rapida convergenza con il software negli ultimi anni aggiungendo potenzialità come rischi dal punto di vista della sicurezza. Compiere azioni di hacking verso questi software vuol dire testarne le capacità di sicurezza e stabilità onde evitare problemi o disservizi degli stessi. Da punto di vista più generale anche il supporto informativo degli utenti finali offrono un corposo feedback agli sviluppatori ove sia possibile farlo. Nel mondo del software libero è molto facile contattare i singoli sviluppatori del software creando un rapporto di cooperazione rapido ed efficace, cosa molto difficile e spesso eccessivamente filtrata nel mondo del software proprietario. Linux e il software libero in generale non sarebbero quelli che sono se non avessero avuto l’apporto e la creatività degli hackers della Free Software Foundation di Stallman e dei cosidetti battitori liberi, studenti e sviluppatori che portano la propria esperienza e il proprio tempo verso il free software circoscrivendo con grande rapidità il concetto di qualità totale o all'evoluzione scientifica. Le blue box erano appositi strumenti che venivano utilizzati dai phreaker per simulare le chiamate telefoniche.
L’importanza della sicurezza informatica:
Nel testo sono numerosi i richiami sulla sicurezza personale e la sicurezza lato server come strumento di gestione delle informazioni e delle comunicazioni condivise. Di seguito viene accennato il comportamento giuridico italiano sul tema introdotto.
Limiti minimi di sicurezza per le aziende:
Si è fatto cenno al termine cracker come "Pirati informatici" e di conseguenza mi è sembrato ovvio riportare anche come la legge italiana si muove in merito. Dalla legge 31 dicembre 1996, n. 675 viene tratto quanto segue:
Sicurezza dei dati:
I dati personali oggetto di trattamento devono essere custoditi e controllati, anche in relazione alle conoscenze acquisite in base al progresso tecnico, alla natura dei dati e alle specifiche caratteristiche del trattamento, in modo da ridurre al minimo, mediante l’adozione di idonee e preventive misure di sicurezza, i rischi di distruzione o perdita, anche accidentale, dei dati stessi, dall'accesso non autorizzato o di trattamento non consentito o non conforme alle finalità della raccolta.
Le misure minime di sicurezza da adottare in via preventiva sono individuate con regolamento emanato con decreto del Presidente della Repubblica, ai sensi dell’articolo 17, comma 1, lettera a), della legge 23 agosto 1988, n. 400, entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, su proposta del Ministro di grazia e giustizia, sentiti l’Autorità per l’informatica nella pubblica amministrazione e il Garante.
Le misure di sicurezza di cui al comma 2 sono adeguate, entro due anni dalla data di entrata in vigore della presente legge e successivamente con cadenza almeno biennale, con successivi regolamenti emanati con le modalità di cui al medesimo comma 2, in relazione all’evoluzione tecnica del settore e all’esperienza maturata.
Le misure di sicurezza relative ai dati trattati dagli organismi di cui all’articolo 4, comma 1, lettera b), sono stabilite con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri con l’osservanza delle norme che regolano la materia.
Omessa adozione di misure necessarie alla sicurezza dei dati:
Chiunque, essendovi tenuto, omette di adottare le misure necessarie a garantire la sicurezza dei dati personali, in violazione delle disposizioni dei regolamenti di cui ai commi 2 e 3 dell’articolo 15, è punito con la reclusione sino ad un anno. Se dal fatto deriva nocumento, la pena è della reclusione da due mesi a due anni. Se il fatto di cui al comma 1 è commesso per colpa si applica la reclusione fino a un anno. Il complesso di accorgimenti e cautele di tipo organizzativo e tecnologico che le imprese devono adottare al fine di evitare la dispersione, la perdita o l’uso illecito dei dati contenuti nei loro data base, rappresenta uno degli adempimenti più importanti previsti dalla legge n.675 del 1996, la cui individuazione è stata affidata al regolamento n.318 del luglio 1999. Il regolamento stabilisce che tali misure debbano essere adottate entro il 29 marzo 2000, pertanto, l’attenzione del mondo delle imprese ai problemi di adeguamento. L’incontro tecnico ha avuto, quindi, lo scopo di dissipare, attraverso il confronto e il dialogo con il Garante, dubbi interpretativi e difficoltà di applicazione delle norme. La legge sulla privacy, oltre a garantire la salvaguardia dei dati personali di ogni persona, offre, dal punto di vista aziendale, una serie di vincoli e opportunità volta a definire una metodologia aziendale capace non solo di promuovere la cultura della protezione dei dati, ma anche di salvaguardare il patrimonio informativo aziendale. Va aggiunto che il regolamento non vuole descrivere a livello tecnico le soluzioni più idonee ma punire con sanzioni chi non adempie neppure le misure minime di sicurezza fissate dalla legge sulla privacy. Nello sviluppo di una cultura della protezione dei dati un ruolo fondamentale avrà la formazione del personale. La consapevolezza delle misure per la sicurezza e la protezione dei dati non devono essere viste come un vincolo ma come un’occasione di crescita, che consente una maggiore trasparenza dei flussi di informazioni, la revisione delle attività svolte e delle procedure di gestione e il riordino degli archivi. Non si desidera tutelare il crimine informatico, che come tale deve essere punito, ma fare luce su aspetti che spesso vengono trascurati o trattati in maniera errata e poco documentata da molti giornalisti, spesso per ignoranza o favori a chi detiene interessi avversi alla filosofia del software libero. Essere "hacker" non vuol dire essere "criminali", ma rapportarsi in una determinata maniera difronte alla tecnologia, un particolare approccio che spinge a testare una soluzione, materiale o immateriale come il software, per scoprirne i limiti e apportare propria genialità per migliorarla e renderla qualitativamente "migliore" e più sicura. Niente di diverso dalla naturale spinta evolutiva. L’hacking deve essere un fattore culturale presente nella vita reale di una comunità informatizzata dove l’individuo è rappresentato sempre più da una collezione di informazioni e la tutela di queste ultime decreta la privacy dello stesso.
Internet e Telematica:
Internet ha decretato la nascita di una nuova civiltà fondata sulla comunicazione telematica. Sono cadute le barriere legate alla distanza metrica ed è possibile, grazie alla rete, comunicare in tempo reale con una persona nella parte opposta del globo. Internet ha reso il mondo a misura d’uomo.
La Storia di Internet (in Inglese):
Le origini:
Alla fine degli anni ’60 il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti sviluppò soluzioni per affrontare eventuali attacchi bellici. Erano gli anni della guerra fredda e questa condizione spingeva la ricerca verso sistemi di sicurezza e comunicazione adeguati. L’iniziale progetto venne affidato dal Dipartimento della Difesa ad ARPA. Tra il 1962 e il 1964 Paul Baran, un ingegnere alle dipendenze della RAND Corporation e figura in stretto rapporto con ARPA, elaborò 11 rapporti dedicati al problema di come costruire una rete di telecomunicazioni in grado di "sopravvivere" in caso di guerra nucleare e di attacco al territorio americano da parte di forze nemiche ed è da questi rapporti che è sorto per la prima volta il termine di "Rete distribuita", un concetto basilare nel successivo sviluppo delle reti telematiche e di Internet. Una rete distribuita è caratterizzata da una topologia a ragnatela e non esiste una gerarchia preordinata di nodi. Venne creata una prima rete di 4 nodi e la struttura era basata sul precedente concetto e sulla pariteticità dei nodi (peer to peer). La trasmissione dei dati all’epoca era particolarmente vincolata alle infrastrutture hardware e i sistemi operativi utilizzati; ARPAnet era così vincolata a particolari infrastrutture di calcolo e comunicative. I limiti furono presto superati grazie allo sviluppo di un protocollo ideato per la trasmissione dei dati, il "tcp/ip" (Transmission Control Protocol/Internet Protocol), lo stesso protocollo che tuttora viene utilizzato per Internet. L’Internet Protocol Suite, completata negli anni ’70, era in sintesi un mezzo estendibile per la comunicazione tra "mezzi di trasmissione" eterogenei. Dopo questa particolare innovazione ARPAnet divenne predominio dei ricercatori universitari che lavoravano per il Pentagono, la comunità scientifica che si accorse per prima della grande utilità nell’utilizzo remoto di supercalcolatori per scopi di ricerca e comunicazione tra le varie università americane sparse sul territorio nazionale. La mole di informazione crebbe a tal punto che nel 1984 ARPAnet venne scissa in due reti ben distinte: "Milnet" per scopi militari ed "Arpanet" per scopi scientifici. Il Dipartimento della Difesa Americana smise di finanziare il traffico interuniversitario ed il compito di gestione venne assunto dal National Science Foundation, che diede vita a NSFnet. Nel 1985 la rete scientifica cambiò nome in Internet e le stime mostravano 326 computer collegati dei quali 16 fuori dagli Stati Uniti. Nel 1990 erano collegati in rete circa 1000 calcolatori e tre anni dopo, nel 1993, la cifra divenne 20 volte superiore. Tutto questo fu possibile grazie alla liberalizzazione di Internet in ambiti accademici e scientifici e alla diffusione del sistema operativo Unix nella versione Berkeley, strumento storicamente in relazione con la rete stessa sin dalle sue prime fasi di sviluppo.
Autostrade dell’Informazione:
All’inizio degli anni ’90, come abbiamo rilevato precedentemente, il numero di calcolatori collegati ad Internet ebbe una crescita esponenziale tanto da interessare molti enti commerciali. I vincoli iniziali vietavano l’utilizzo della rete per scopi differenti da quelli scientifici e molte compagnie interessate furono spinte ad entrare in stretta correlazione con le università nell’ambito della ricerca per superare questi limiti. Molte compagnie commerciali crearono loro stesse delle dorsali di comunicazione da integrare ad Internet per i propri scopi e generarono un processo evolutivo senza limitazioni verso la copertura capillare del pianeta. Dopo una situazione simile le barriere vennero abbattute e si diede libero campo alle iniziative private e all’uso della rete per scopi variegati. Le autostrade dell’informazione (Information Highways), così come venne definita Internet, erano un obiettivo fondamentale nella campagna politica di Al Gore, un sogno che divenne realtà con il suo incarico a vice-presidente degli Stati Uniti durante il governo Clinton. Gli Stati Uniti erano consci del loro vantaggio tecnologico e dell’opportunità che detenevano nello sviluppo di queste strutture globali. La posta in gioco era composta da ingenti capitali economici ma l’interesse di modellare a loro immagine e somiglianza l’intera cultura moderna era l’elemento maggiormente perseguibile. Vennero fatte diverse scelte strategiche: finanziamenti statali per lo sviluppo di strutture scolastiche / sanitarie e la liberalizzazione delle comunicazioni, i primi erano volti allo sviluppo di servizi basilari e la seconda scelta diretta a fermare eventuali comportamenti di oligopolio.
Il Vecchio Continente:
Pur con un approccio di base differente la Comunità Economica Europea avviò il suo cammino in modo differente con la speranza di seguire un comportamento equilibrato nelle sue scelte decisionali. Esisteva un progetto del 1985 denominato Cosine (Cooperation for Open Systems Interconnection in Europe) per la costituzione di una rete europea integrando realtà nazionali già esistenti. Il processo evolutivo di globalizzazione e sviluppo delle comunicazioni venne riassunto in un rapporto nel 1992, un documento importante che ha dettato le linee di comportamento per la liberalizzazione delle comunicazioni a partire dal gennaio 1998. Nell’ambito Italiano le direttive comunitarie sono state rispettate e si è visto il passaggio in fasi differenti da un unico ente di gestione delle telecomunicazioni ad una situazione aperta gestita da un numero di compagnie private e supervisionata dall’autorità governativa.
La situazione italiana:
La storia di Internet nei periodi fino ad ora considerati, è stata molto periferica e il mondo telematico si è mosso al di fuori dei protocolli TCP/IP e della rete delle reti. Questa situazione era comune sia nel contesto accademico che nella telematica amatoriale e commerciale. Nonostante questo isolamento tecnologico vi era un panorama variegato diviso tra Videotel, Fidonet, la rete dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFNet) e successivamente la rete accademica del GARR, la rete I2U degli utenti UNIX (l’origine di Iunet) e molte BBS cittadine. L’inizio della telematica nazionale può determinarsi con l’anno 1986, anno in cui la SIP inizio a commercializzare Videotel, un servizio telematico a struttura centralizzata al quale si accedeva tramite le normali reti telefoniche. A questo primo approccio susseguì la rete Fidonet, una struttura decentralizzata vicina al modello di Baran e fondamentalmente basato su un sistema di messaggistica. Fidonet era un’aggregazione di BBS4 con supporto per la tecnologia FTN, sistemi facilmente SIP, servizio telefonico nazionale poi diventato Telecom Italia. Le BBS sono genericamente sistemi telematici nei quali un gruppo di utenti può accedere a un ristretto insieme di file. Bullettin Board System, sistemi telematici centralizzati nei quali uno o più macchine server fungono da centrali per lo smistamento di comunicazioni tra gli utenti.
Le comunità virtuali:
Implementabili su semplici e comuni personal computer che tramite chiamate telefoniche notturne e automatizzate permettevano lo scambio dei messaggi sui nodi di riferimento. La relativa facilità con la quale era possibile implementare un nodo di questa rete si diffuse rapidamente alimentando la primordiale cultura underground nazionale. Al di fuori di Fidonet furono di particolare rilievo le esperienze di BBS come Agorà, legata al Partito Radicale, e MCLink, servizio complementare alla rivista MC-microcomputer, entrambe localizzate a Roma. INFNet (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare) fu la prima istituzione scientifica italiana a disporre di strutture telematiche già dal 1978; nel 1987 la rete era cresciuta e contava 118 nodi collegati e fu anche il primo centro di ricerca a disporre di una connessione permanente a Internet. Nel 1988 la situazione accademica italiana venne riconsiderata totalmente e venne costituito il GARR (Gruppo Armonizzazione Reti per la Ricerca), organizzazione coordinata dal Ministero della Ricerca scientifica alla quale era assegnato il compito di amministrare e sviluppare l’interconnessione tra le reti delle diverse università italiane. Gli iniziali poli della dorsale, o backbone, collegati ad alta velocità furono Milano, Bologna, Pisa, Roma e Bari ma presto la rete fu ampliata ad altre 50 centri universitari. Il primo Internet provider italiano fu Iunet nato grazie all’associazione I2U degli utenti Unix Italiani, raccordo italiano con la rete Eunet che legava esperti di Unix, matematici e informatici. Iunet è stata la prima rete Internet italiana non legata al GARR nata inizialmente senza finalità commerciali. Nel 1994 nacque a Milano Iunet SPA acquisita da Olivetti Telemedia e successivamente da Infostrada. A conclusione di questa anteprima nazionale sul mondo telematico risalta che la propria popolazione era molto variegata comprendendo semplici smanettoni domestici o ricercatori universitari,soluzioni semplici come Videotel o reti ad alta velocità con servizi molto specializzati anche se i tassi di diffusione di questi servizi era tra i più bassi in Europa. La telematica ha cambiato la società modificando i comportamenti di quest’ultima a un livello superiore rispetto a qualsiasi altra tecnologia. Come si è visto in questo capitolo, Internet è un progetto che ha radici molto lontane e in questo arco di tempo la rete si è evoluta per rispondere alle esigenze delle persone e delle aziende che investono in questa infrastruttura con un elemento in comune: la comunicazione. Anche il software libero e Linux, in particolar modo, ha creato una propria comunità di utenti e successivamente tratteremo questo argomento nel dettaglio.
Netiquette:
Come ogni comunità sociale che si forma, anche le comunità virtuali hanno una propria regolamentazione dei comportamenti. La Netiquette, come viene chiamata, è una forma di "educazione" che porta a rispettare e proteggere le interazioni tra le persone in rete. A titolo di esempio, possiamo citare come un caso estraneo alla Netiquette l’uso improprio di uno strumento come la posta elettronica per fare pubblicità commerciale. Questo fenomeno chiamato "spam" è stato largamente combattuto negli U.S.A. e l’Europa inizia a risentirne il contraccolpo in seguito alla crescita dei servizi di vendita online. Un altro caso di Netiquette può essere l’interazione che avviene tra un gruppo di persone in chat (IRC), dove comportamenti scorretti di alcuni soggetti possono limitare o interrompere i rapporti con le altre persone.
Servizi e strumenti di comunicazione:
La nascita e lo sviluppo della rete ha creato rapporti di comunicazione e servizi relativi. Diversi sono gli strumenti sviluppati per lo svolgimento delle attività quotidiane e di seguito vengono presentati alcuni tra i più importanti.
Posta elettronica:
La posta elettronica (e-mail) è lo strumento più diffuso ed importante della rete che permette alle persone di comunicare tra loro tramite semplici messaggi testuali o messaggi ricchi di elementi multimediali come è possibile al giorno d’oggi con gli attuali strumenti software esistenti. Le persone abituate a lavorare con sistemi operativi di tipo Unix sono vicine alla messaggeria digitale da sempre presente in sistemi multi-utenti. Non è un caso che la forma degli indirizzi e-mail sia la stessa che rappresenta un utente collegato @ (at, presso) un sistema. Anche se sono andate perse tutte le caratteristiche tattili delle vecchie lettere cartacee, utilizzare la posta elettronica vuol dire utilizzare un mezzo veloce con costi ridotti e con la possibilità di trasferire file come allegati.
Newsgroup:
I newsgroup sono gruppi di discussione divisi per argomento dove è possibile spedire un proprio messaggio in una bacheca virtuale pubblica dove altre persone potranno leggerlo ed eventualmente rispondere. E’ una comunicazione uno-a-molti che tra le sue origine dal lontano 1979 quando alcuni studenti informatici delle università della Duke University e della University of North Carolina ne implementarono la struttura per consentire lo scambio di messaggi tra le due comunità informatiche al margine di ARPANET. La caratteristica che rivoluzionò a suo tempo questo servizio fu la possibilità di organizzare molteplici discussioni pubbliche su argomenti specifici non localizzate o controllate in siti centrali ma diffuse e sincronizzate tra i vari sistemi che supportavano il servizio.
IRC (Internet Relay Chat):
Probabilmente è il servizio telematico che affascina maggiormente le persone perchè permette di comunicare in tempo reale con altre persone sia in modo diretto che in forma pubblica ad un gruppo di persone presenti in determinati canali, aggregazioni che si possono liberamente creare con estrema facilità. IRC originariamente nacque come protocollo di conferenza testuale per BBS nell’agosto del 1988 e vide la sua definzione ufficiale con il documento RFC 1459 del 1993. L’originale sviluppatore del sistema di comunicazione IRC fu il finlandese Jarkko Oikarinen ma l’interesse per questa soluzione software attrasse moltissimi sviluppatori e crebbe rapidamente implementando numerose caratteristiche e servizi. Il primo server disponibile su Internet fu "tolsun.oulu.fi" il quale funziona ancora nel momento in cui scrivo questa breve parentesi storica. Al giorno d’oggi esistono numerose famiglie di server IRC sparsi in tutto il mondo e tra queste la più diffusa sul nostro territorio nazionale è IRCNET.
Il Web e gli ipertesti:
E’ il servizio Internet più recente ma anche quello che ha avuto maggior sviluppo negli ultimi anni. Utilizzando un navigatore o browser è possibile visualizzare pagine ipertestuali di informazione con il supporto di immagini, suoni, animazioni. Per definire cosa sia un ipertesto prendiamo in considerazione le seguenti definizioni:
"Testo che non costituisce una singola sequenza e che può essere letto in diversi ordini; specialmente testo e grafica [...] che sono interconnessi in modo che il lettore del materiale (un sistema informatico) può interrompere la lettura del documento in determinati punti per consultare altro materiale correlato." (Oxford Dictionary) e anche la seguente: "Termine coniato da Ted Nelson attorno al 1965 per designare un insieme di documenti contenenti riferimenti incrociati i quali permettono al lettore di muoversi facilmente da un documento all’altro" (Free On Line Dictionary of Computing).
In sintesi gli ipertesti sono insiemi di documenti consultabili in modo non sequenziale attraverso un software (es. browser) che permette al lettore di muoversi agevolmente da un documento ad un altro documento correlato in modo discontinuo. Sebbene il concetto di ipertesto risalga agli anni ’60, l’applicazione comune più diffusa ha preso piede con la nascita del Web, la ragnatela, progettata da Tim Berners-Lee al CERN di Ginevra tra il 1989 e il 1990. Successivamente questo sistema si diffuse rapidamente passando da interfacce semplici e a caratteri a soluzioni software molto raffinate con supporto per elementi grafici e multimediali.
DNS:
Il DNS (Domain Name System) è lo strumento utilizzato per gestire una parte molto importante di Internet: la risoluzione dei nomi di dominio. E’ doveroso analizzare, in questa sezione, due termini che spesso possono esser visti come identici. Le parole in questione sono "Internet" con la lettera iniziale maiuscola e "internet". Sebbene possa sembrare una finezza, la distinzione c’è ed è importante. Internet, con la lettera maiuscola, fa riferimento alla rete che iniziò con il progetto ARPAnet e continua oggigiorno come la confederazione di tutte le reti TCP/IP direttamente o indirettamente collegate al "backbone6" degli Stati Uniti. La parola "internet" con tutte le lettere minuscole rappresenta tutte le reti, di piccole o grandi dimensioni, che utilizzano lo stesso protocollo di comunicazione. Ogni internet (lettere minuscole) non necessariamente dev’essere connessa a Internet (lettera maiuscola iniziale) e non necessariamente deve utilizzare tcp/ip come suo protocollo di base. Le internet aziendali sono un esempio, come quelle di tipo Xerox XNS o DECnet. Negli ultimi anni sono nati ulteriori nuovi termini più che altro spinti da politiche di marketing. Il termine "intranet" rappresenta una rete aziendale che utilizza gli strumenti di Internet in un ambito ristretto. Parallelamente il termine "extranet" rappresenta la rete che unisce diverse compagnie tra loro, oppure una compagnia con i propri rivenditori. Il browser è un programma che permette di accedere e consultare documenti tramite il protocollo HTTP. Il primo browser grafico per il Web è stato Mosaic ed è stato sviluppato da Marc Andressen nel 1993. Successivamente Andressen ha fondato la società Netscape attualmente (Mozilla Firefox).
Le origini del Domain Name System:
Si è già accennato ai passaggi storici da ARPAnet a Internet. Nella primordiale rete esistente ogni computer collegato era caratterizzato da informazioni che lo identificavano in maniera univoca in rete. Il file che conteneva tutte queste informazioni era HOSTS.TXT ed era mantenuto dal Network Information Center dello SRI8. Gli amministratori dei sistemi connessi in rete ARPAnet inviavano i propri cambiamenti al SRI-NIC e scaricavano successivamente il file HOSTS.TXT con le variazioni avvenute. Era chiaramente un meccanismo macchinoso e lo divenne ancor più quando ARPAnet iniziò ad utilizzare il protocollo TCP/IP e la popolazione della rete crebbe enormemente.
A questo punto il metodo basato sul file HOSTS.TXT riscontrava diversi problemi:
Collisione dei nomi era facile avere due nomi di computer identici in rete e questo si scontrava con il presupporto di univocità preposto.
Consistenza: Mantenere aggiornato il file HOSTS.TXT divenne sempre più difficile visti i continui aggiornamenti che venivano richiesti.
Traffico e carico: Gli strumenti presenti presso SRI-NIC divennero inefficienti a causa del traffico di rete incredibile e dell’alto carico che dovevano subire i processori dei Server presenti.
Le persone che governavano la rete ARPAnet cercarono una tecnologia valida per sostituire il metodo fino ad allora utilizzato, capace di scalare meglio le esigenze, ridurre il traffico in rete, facile da gestire e garante dell’integrità dei nomi di dominio esistenti. Nel 1984, Paul Mockapetris creò la basilare struttura del nuovo sistema e rilasciò in rete i documenti RFC 882 e 883 dove veniva descritto il Domain Name System, o semplicemente DNS. La prima implementazione di DNS era chiamata JEEVES ma venne rapidamente susseguita da BIND, un software sviluppato per la versione di Unix BSD 4.310 da Kevin Dunlap.
Nomi di Dominio:
Un nome di dominio è una etichetta, un nome che viene associato ad un indirizzo IP in rete ed è rappresentato da un nome e un top-level domain, ad esempio: istruzione.it.Dove "istruzione" è in questo caso un nome fittizio e ".it" rappresenta la nazionalità del dominio in questione. Top-Level Domain Lo spazio dei nomi di dominio era diviso originariamente in 7 Top-Level:
".com": Organizzazioni di carattere commerciale, come ad esempio Silicon Graphics (sgi.com), Sun Microsystems (sun.com)
".edu": Istituti di educazione americani, come ad esempio U.C. Berkeley (berkeley.edu), Purdue University (purdue.edu).
".gov": Organizzazioni governative, come ad esempio la NASA (nasa.gov), National Science Foundation (nsf.gov).
".mil": Organizzazioni militari, come ad esempio l’esercito degli Stati Uniti, U.S. Army (army.mil) e la Marina, U.S. Navy (navy.mil).
".net": Organizzazioni orientate alle tecnologie di networking, come ad esempio NSFNET (nsf.net).
".org": Organizzazioni non commerciali, come ad esempio Electronic Frontier Foundation (eff.org).
".int": Organizzazioni internazionali, come ad esempio la NATO (nato.int)
Non è un caso che l’orientamento dei top-level domain sia modellato principalmente attorno alle esigenze degli Stati Uniti; si ricorda che proprio quest’ultimi finanziarono il progetto ARPAnet, successivamente diventato Internet. Lo sviluppo della rete ha mostrato le limitazioni degli originali top-level domain e a questi sono stati aggiunti i Domini Nazionali, ovvero una codifica di 2 lettere che identifica ogni singola nazione nel mondo secondo lo standard ISO 316611 . L’Italia è rappresentata dal top-level domain ".it".
Il "Top-Level Domain" è rappresentato in ambienti Unix dal file /etc/hosts. SRI è l’istituto della ricerca di Stanford a Menlo Park, California. RFC o Request for Comments. Sono documenti che introducono una nuova tecnologia sulla rete Internet. Gli RFC sono distribuiti gratuitamente in rete e sono destinati agli sviluppatori che vogliono supportare o migliorare determinate tecnologie. UNIX BSD 4.3 è stato sviluppato dall’Università della California a Berkeley.
Registrare un Nome di Dominio:
La gestione dei nomi di dominio è gestita in modalità differenti. Nel caso di nomi di dominio che utilizzano gli originari 7 top-level domain la gestione era riservata fino a poco tempo fa esclusivamente all’InterNIC, un organo nazionale statunitense, mentre dopo una politica di deregulation ora è possibile usufruire di alternativi servizi da parte di imprese che si occupano appositamente di questi servizi telematici. Per quel che riguarda i nomi di dominio ISO 3166 la gestione viene affidata a livello nazionale. In Italia la gestione del top-level domain it è gestita dal GARR, autorità al quale è necessario rivolgersi per la registrazione.
DNS in Breve
Il Domain Name System è una bancadati distribuita che permette il controllo locale dei nomi di dominio su segmenti della rete. Tramite un sistema di replica, le modifiche fatte su un determinato segmento di rete da parte degli amministratori incaricati vengono "copiate" e distribuite pubblicamente nella totalità dei computer collegati. I programmi che gestiscono tuttora questi segmenti di rete sono denominati "Name Server" mentre sono "Resolver" i programmi che interrogano quest’ultimi per la risoluzione di un nome di dominio in rete. Per chiarire maggiormente il sistema prendiamo un esempio base. Un amministratore di DNS deve gestire un particolare dominio chiamato linux.it. In questo dominio è presente un computer in rete che vogliamo chiamare erlug.linux.it. L’amministratore per fare questo deve agire sul Name Server presente sul dominio linux.it, aggiungere l’indirizzo ip e il nome erlug.linux.it. Sarà compito del Name Server stesso, tramite il sistema che lo contraddistingue a replicare questi dati sui DNS di livello superiore finché l’informazione non è accessibile ad ogni computer in rete. Come si può capire questo metodo scompone il traffico di rete e il carico dei processori a livelli. La Gran Bretagna in accordo con lo standard ISO 3166 dovrebbe utilizzare il top-level domain di tipo gb, ma molte organizzazioni preferiscono utilizzare l’estensione uk, probabilmente per motivazioni di carattere politico.
F.A.Q.:
Domanda: "Devo utilizzare obbligatoriamente il DNS per collegarmi ad Internet?" Per la connessione ad Internet non è necessario questo parametro ma lo diventa se volete utilizzare la pagine web o accedere ai servizi offerti dalla rete. Senza DNS dovreste conoscere gli indirizzi IP di ogni server in rete, mentre nel caso contrario basterebbe conoscere il nome di dominio e in automatico avviene la risoluzione. E’ più semplice ricordarsi che per andare sul sito di ErLug (Emilia Romagna Linux User Group) basta aprire un browser e digitare l’indirizzo http://erlug.linux.it invece del numero IP che identifica il server in rete.
Domanda: "Cosa mi serve per poter gestire la posta elettronica?" Se si desidera gestire una corrispondenza di posta elettronica è chiaramente necessario disporre di una propria casella postale per le risposte. Esistono numerosi servizi che offrono gratuitamente caselle di posta elettronica. Nel caso italiano esistono molti provider Internet che insieme alla connessione includono questo servizio. Una volta ottenuta una casella postale servono pochi ulteriori parametri: il server SMTP, ovvero il servizio che gestisce la "spedizione" delle vostre e-mail. Esempio: mail.provider.it il server POP3 o IMAP per gestire la posta che arriva nella vostra casella postale. E’ frequente trovare come server di questo tipo lo stesso utilizzato per la spedizione: mail.provider.it Il server di "spedizione" (SMTP o Simple Mail Transfer Protocol) non richiede parametri aggiuntivi per lo svolgimento delle proprie operazioni al contrario del server di "ricezione" (POP3) dove risiedono i vostri personali messaggi. Per accedere a quest’ultimo con un programma di gestione della posta elettronica è necessario aggiungere il parametro che identifica l’utente (genericamente la parte iniziale del vostro indirizzo di posta) e una parola d’ordine (password) che solo voi conoscete.
Domanda: "Utilizzando posta elettronica e newsgroup è possibile scaricare dei virus nel proprio computer?" Con la posta o le news è possibile trovare allegati dei file. Guardatevi da questi se non conoscete chi ve li spedisce! I virus sono particolari programmi che si insediano nel vostro computer alterando le operazioni basilari. Vengono trasmessi attraverso file eseguibili (ad esempio i file .exe nel mondo Dos/Windows) o attraverso documenti particolari che possono includere linguaggi macro al proprio interno (ad esempio i file .doc o .xls). Quest'ultimi sono chiamati "Macro Virus", viene decretato ogni anno che passa e la sua più famosa interpretazione è GNU/Linux, un sistema operativo molto performante, scalabile e sicuro, diffuso in tutto il mondo grazie alle proprie caratteristiche di qualità. Software vivo, liberamente usufruibile e distribuibile senza nessuna limitazione, un movimento che cresce e si diffonde tra le persone e il mondo professionale con una grande rapidità grazie alla rete Internet, la quale è stata ambiente incubatorio per lo stesso.
Pacchetto sicurezza attacco finale di Berlusconi ai blogger e filtraggio della rete.
L’attacco finale alla democrazia è iniziato! Berlusconi e i suoi sferrano il colpo definitivo alla libertà della rete internet per metterla sotto controllo. Ieri nel voto finale al Senato che ha approvato il cosiddetto pacchetto sicurezza (disegno di legge 733), tra gli altri provvedimenti scellerati come l’obbligo di denuncia per i medici dei pazienti che sono immigrati clandestini e la schedatura dei senta tetto, con un emendamento del senatore Gianpiero D’Alia (UDC), è stato introdotto l‘articolo 50-bis, “Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet“. Il testo la prossima settimana approderà alla Camera. E nel testo approdato alla Camera l’articolo è diventato il nr. 60.
Anche se il senatore Gianpiero D’Alia (UDC) non fa parte della maggioranza al Governo, questo la dice lunga sulla trasversalità del disegno liberticida della “Casta” che non vuole scollarsi dal potere.
In pratica se un qualunque cittadino che magari scrive un blog dovesse invitare a disobbedire a una legge che ritiene ingiusta, i provider dovranno bloccarlo. Questo provvedimento può obbligare i provider a oscurare un sito ovunque si trovi, anche se all’estero. Il Ministro dell’interno, in seguito a comunicazione dell’autorità giudiziaria, può disporre con proprio decreto l’interruzione della attività del blogger, ordinando ai fornitori di connettività e strumenti di filtraggio necessari a tal fine. L’attività di filtraggio imposta dovrebbe avvenire entro il termine di 24 ore. La violazione di tale obbligo comporta una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 50.000 a euro 250.000 per i provider e il carcerealla rete internet di utilizzare gli appositi per i blogger da 1 a 5 anni per l’istigazione a delinquere e per l’apologia di reato, da 6 mesi a 5 anni per l’istigazione alla disobbedienza delle leggi di ordine pubblico o all’odio fra le classi sociali. Immaginate come potrebbero essere ripuliti i motori di ricerca da tutti i link scomodi per la Casta con questa legge?
Si stanno dotando delle armi per bloccare in Italia Facebook, Youtube, il blog di Beppe Grillo e tutta l’informazione libera che viaggia in rete e che nel nostro Paese è ormai l’unica fonte informativa non censurata. Vi ricordo che il nostro è l’unico Paese al mondo, dove una media company, Mediaset, ha chiesto 500 milioni di risarcimento a YouTube. Vi rendete conto? Quindi il Governo interviene per l’ennesima volta, in una materia che vede un’impresa del presidente del Consiglio in conflitto giudiziario e d’interessi.
Dopo la proposta di legge Cassinelli e l’istituzione di una commissione contro la pirateria digitale e multimediale che tra poco meno di 60 giorni dovrà presentare al Parlamento un testo di legge su questa materia, questo emendamento al “pacchetto sicurezza” di fatto rende esplicito il progetto del Governo di “normalizzare” il fenomeno che intorno ad internet sta facendo crescere un sistema di relazioni e informazioni sempre più capillari che non si riesce a dominare.
Obama ha vinto le elezioni grazie ad internet? Chi non può farlo pensa bene di censurarlo e di far diventare l’Italia come la Cina e la Birmania.
Oggi gli unici media che hanno fatto rimbalzare questa notizia sono stati Beppe Grillo dalle colonne del suo blog e la rivista specializzata Punto Informatico. Fate girare questa notizia il più possibile. E’ ora di svegliare le coscienze addormentate degli italiani. E’ in gioco davvero la democrazia!
Il 29 aprile scorso alla Camera l’emendamento D’Alia è stato abrogato. Originale: Qui